C/O: IED – Istituto Europeo di Design
Docente | arch. Carlo Bordin
La Casa delle Spazialità è un progetto unico e affascinante, nato dall’idea di trasformare l’architettura della One Half House di John Hejduk attraverso un “taglio” concettuale e strutturale, reinterpretandola per creare uno spazio dedicato a un ipotetico amante dell’arte. Questo progetto non è solo un esercizio di design, ma un’esplorazione profonda delle percezioni spaziali e dei modi in cui gli ambienti influenzano l’esperienza dell’utente. Guidato dall’ispirazione e dalla sapienza del professor Carlo Bordin, questo lavoro ha rappresentato per me un’opportunità per esplorare nuovi concetti architettonici e tradurli in una struttura che invita il visitatore a interagire con lo spazio in modi diversi.
Tre Livelli, Tre Esperienze Spaziali
La Casa delle Spazialità si sviluppa su tre livelli distinti, ognuno dei quali offre un’esperienza spaziale unica. Ogni livello è progettato con l’intento di stimolare o limitare la curiosità e l’esplorazione dell’utente, sfruttando la disposizione e la continuità/discontinuità degli spazi in modo mirato.
Primo livello: La Galleria d’Arte Al primo livello, la casa si apre come una galleria d’arte, dove le pareti perimetrali, composte prevalentemente da infissi discontinui, creano un’esperienza visiva che rende lo spazio apparentemente “continuo”. Questa discontinuità degli infissi stimola il visitatore a muoversi, ad esplorare ogni angolo della galleria, creando una percezione dinamica e fluida dello spazio. È uno spazio pensato per interagire con l’arte, per invogliare il fruitore a perdersi tra le opere esposte e ad esplorare liberamente l’ambiente circostante, in un flusso continuo che abbatte le barriere percettive.
Secondo livello: L’Abitazione Privata Salendo al secondo livello, ci si trova nella zona residenziale vera e propria, dove sono collocate la zona giorno e la zona notte. Qui la progettazione cambia radicalmente: gli ambienti sono separati da setti centrali che non raggiungono i perimetrali continui, privi di porte. Questa scelta crea una percezione di “spazio limitato” o “discontinuo” che, al contrario del livello inferiore, non stimola l’esplorazione. Il fruitore si sente “contenuto”, e la curiosità di spingersi oltre viene calmata, mantenendo una percezione intima e privata. Questo livello rappresenta il cuore abitativo della casa, un luogo raccolto dove il flusso visivo si interrompe, e l’utente si sente avvolto e protetto.
Terzo livello: Il Terrazzo Semicoperto Il terzo e ultimo livello è un terrazzo semicoperto, uno spazio aperto senza barriere perimetrali, sostenuto da pilastri disposti a 45° e da una trave che denuncia la vecchia struttura della One Half House. Questo è lo spazio chiamato “Mis-spazio”, un luogo dove convergono le qualità del primo e del secondo livello: la continuità e la discontinuità coesistono, offrendo una percezione spaziale completamente soggettiva. Qui, il visitatore è libero di interpretare lo spazio come preferisce, senza elementi architettonici che interferiscano con la sua visione. È uno spazio aperto alla contemplazione, in cui la percezione è plasmata dalle esperienze precedenti ma si libera completamente dalle barriere, fisiche o psicologiche.
Un’Architettura di Spazialità Dinamiche
Il nome Casa delle Spazialità riflette appieno l’essenza del progetto: un’esplorazione delle differenti percezioni dello spazio che si possono vivere all’interno di un singolo edificio. Ogni livello è un universo a sé, dove la progettazione non solo crea un ambiente funzionale, ma genera emozioni e reazioni nel visitatore, stimolandolo o frenandolo, a seconda della natura del livello. È un progetto che invita a riflettere sulla nostra relazione con lo spazio, sui confini tra privato e pubblico, tra esplorazione e intimità.
Grazie alla guida del professor Carlo Bordin, la Casa delle Spazialità è diventata per me una delle creazioni più significative, un progetto in cui ho potuto sperimentare e applicare concetti avanzati di percezione spaziale. Questa esperienza ha rafforzato in me la convinzione che l’architettura possa non solo definire uno spazio fisico, ma anche modellare emozioni e influenzare il comportamento. La Casa delle Spazialità è, in questo senso, molto più di una semplice struttura: è un viaggio sensoriale e intellettuale, un esempio di come l’architettura possa diventare arte.
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